
La
parola "Pizzofao" indica la ghianda di quercia
della varietà Vallonea di particolare diffusione
nell' areale Salentino ed ancorpiù in quello
Tricasino. Questa
essenza arborea ed il suo frutto hanno acquisito molta
importanza nella storia di Tricase e dei Tricasini già
a partire dal XVI secolo.
Infatti
una delle attività che rendeva di più
a quel tempo era quella del conciatore di pelli, e colui
che lo praticava era soprannominato "Pelacane"
.
Questa attività consisteva nel lavorare le pelli
di capra o di becco fino ad ottenere "i cordovani",
che venivano tinti di nero.
Fino al 1649 infatti aveva prosperato qui una sola industria:
quella della concia, che tra il 1400 e il 1600 aveva
qualificato Tricase come porto di importanti commerci
di pelli, conciate con il tannino estratto dalle ghiande
delle querce della specie Vallonea (volgarmente dette
anche "falamide"), con calce, solfuro ed acido
solforico.
E per più di due secoli i Tricasini erano stati
soprannominati "Pelacane" probabilmente dal
greco "Pelacao" che indica lo scarneficare
le pelli, prima operazione della concia .
La quercia vallonea permise l' instaurazione dello "Jus
auripellis" ( diritto di ornare con pelli dorate
l'interno dei palazzi e dei lussuosi cocchi ).

Dal
1640, quando il porto di Tricase fu chiuso al traffico
marittimo dal vicere conte d' Ognatte per scongiurare
il pericolo del contrabbando (così si disse all'epoca),
cominciò il lento declino dell' arte del Pelacane
a Tricase e prese a svilupparsi l'agricoltura nel settore
degli ortaggi .
Tra questi, le zucchine "cucuzze" in dialetto
vendute come primizie in marzo ed aprile procuravano
un significativo reddito sul mercato di allora che interessava
tutto il Salento.
I Tricasini cominciarono quindi ad essere indicati con
il termine "cucuzzari" per un tipo di coltura,
appunto, che da allora caratterizza l' agricoltura del
luogo.
Per
molti lustri infatti i giardini assolati di Tricase
Porto e degli otto chilometri della fascia costiera
hanno offerto le condizioni climatiche ideali e l'abbondante
acqua richiesta per la coltura delle zucchine e la loro
maturazione già in marzo e aprile .
Ancora oggi la "cucuzza" rientra in alcuni
modi di dire che fanno riferimento a Tricase.
L' espressione "i samenti de chira cucuzza"
(i sementi di quella zucca), ad esempio, indica gli
uomini che si sono distinti per opere dell' intelletto
.
Ed ancora "quannu se scarfa la cucuzza" (quando
si scalda la zucca) indica il carattere dei Tricasini,
tranquillo e paziente ma solo fino a che "nu se
scarfa la cucuzza" appunto, quando cioè
reagiscono con decisione. Il riferimento storico è
alle sollevazioni popolari che Tricase ha vissuto all'
incirca in ogni secolo dell'ultima metà del secondo
millennio: dalla resistenza al Duca di Alessano che
nel 1495 voleva sottrarre Tricase alla fedeltà
degli Aragonesi, alla reazione all' assedio dei Veneziani
che nel 1532 erano intenzionati a strapparla all' imperatore
Carlo V ; dalla ribellione di quel gruppo di Tricasini
che sul finire del 1700 schierò contro i Gallone,
feudatari dell'epoca, alla ribellione del 1935 che costò
cinque morti e numerosi feriti perché le forze
dell' ordine spararono sulla folla in tumulto contro
la decisione del regime fascista di sopprimere il locale
Consorzio agrario ( ACAIT) sorto nel 1902 per iniziativa
di Alfredo Codacci Pisanelli.
"Cucuzzari" per vocazione agricola, dunque,
dopo i trascorsi di "Pelacane" o "diti
niuri" come venivano chiamati in altri tempi i
Tricasini, per avere le dita nere dalla concia .
Una vocazione agricola , col conseguente appellativo,
che non ha risparmiato alcune frazioni di Tricase immortalate,
in una filastrocca nota ancora oggi :
"A Tutinu i paparussi
a S. Eufemia e maranciane
a Caprarica ' i cistareddi
a Tricase i Cucuzzetti"
Facile dedurre che nella frazione di Tutino si coltivassero
prevalentemente peperoni (alcune famiglie vengono ancora
oggi chiamate " Paparussi" ) e a S.Eufemia
le melanzane, come accade ancora oggi.
Caprarica era invece nota per le sue civette ( "cistareddi"
) che nidificavano sulle mura del Castello, mentre per
Tricase riecco la "cucuzza", la zucchina,
che ha caratterizzato un secolo di storia.
